Un velociraptor in cantina

Un velociraptor in cantina

Settembre 26, 2018 Off Di Lucy

“I bambini amavano i dinosauri perché queste gigantesche creature impersonavano la forza incontrollabile e sempre incombente dell’autorità. Erano un simbolo dei genitori. Affascinanti e incontrollabili, proprio come i genitori. E i bambini li amavano, proprio come amavano i genitori.”
Jurassic Park, M. Crichton

MA IN CANTINA NON CI SONO I TOPI?

Quando nel ’93/94 è uscito il film “Jurassic Park”  al cinema, avevo circa 12 anni. Sono andata a vederlo due volte e ricordo che la sala non aveva più poltrone libere, quindi l’ho visto stando seduta sugli scalini con le mani davanti agli occhi per la paura.

Disegno e ombre iniziali

 

È stato un film pazzesco, dagli effetti speciali nuovi e potenti. Ho sognato predatori carnivori per giorni. Era una febbre, stile star wars. Si vendevano gadget ovunque che riportavano il profilo del t-rex: magliette,cappellini, zaini per la scuola… Ho buttato giù il libro in pochi giorni e così anche il secondo, insomma, le scene dall’adrenalina facile mi avevano catturata senza fronzoli.

Bello, bellissimo, ma c’è sempre un ma: faceva paura. E non poco!

Sono sempre stata etichettata come una ragazzina dalla fantasia troppo florida, la tipica bambina con la testa tra le nuvole e forse era anche vero. Si pensa sia una caratteristica di chi vive allegramente sul suo pero, ma c’è anche il risvolto della medaglia.  Noi sognatori spesso ci facciamo prendere troppo dalle nostre fantasie cosí come dalle paure! Anche quando sono totalmente surreali, si trasformano in immagini nitide che si mischiano con la realtá circostante.


Per questo motivo, non mi sembrava poi così assurdo ritrovarmi in preda al terrore, vero, reale, di incontrare uno scattante e affamato velociraptor in fondo alle scale della cantina.
Quando arrivava il mio turno di andare a prendere l’acqua nel piano di sotto, cercavo sempre di defilarmi.
Non era pigrizia, non era comprensibile  timore di trovarmi faccia a faccia con un comunissimo ladro. No, la mia era inconscia convinzione che nel buio, in fondo alle scale, un paio di piccoli occhi mi stavano aspettando. Li sentivo, fissi, attenti sulla mia schiena mentre mi abbassavo a prendere la bottiglia, sentivo le unghiette rigare il muro mentre cercavo l’interruttore della luce, e le mie gambe salivano gli scalini correndo più in fretta possibile, rischiando di inciampare dalla fretta di essere più veloce del più veloce dei predatori.

“I tuoi poteri sono più ridotti di quanto i sogni della tua ragione vorrebbero farti credere.”
“Jurassic Park”M.Crichton

I MOSTRI NON ESISTONO!

Quando mia figlia mi confessa di non voler giocare da sola nella sua camera perché ci sono i mostri  non la obbligo, non mi stupisco, non sminuisco il problema. Io so quanto sono reali quei vigliacchi mostri, che stanno nascosti e accucciati nel buio come il mio velociraptor.
Avevo tanta voglia di disegnarlo. Ha rappresentato uno dei miei più potenti incubi a occhi aperti, il mio personale pagliaccio, che viveva nella mia cantina invece che in un tombino.

Lo sfondo a tempera

Nel mio disegno questo dinosauro non fa paura, anche lui si mette in posa, abbraccia i due bambini e quasi sorride. Mi sorride come io sorrido alle mie antiche paure di bambina.

Purtroppo da adulti le paure diventano più reali e tangibili e non si limitano ad essere solo rappresentate da un animale estinto. Ma io mi sono allenata ben bene a correre più veloce di loro.

Un velociraptor in cantina.
Misure 45×60
Tecnica mista (acquerello, tempera,penna)

Quanto possono dirsi fortunate le bambine con la testa fra le nuvole,  capaci di allenarsi a vedere dinosauri nel buio?

Lucy

 

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