Peter Pan ha capito tutto dalla vita

Peter Pan ha capito tutto dalla vita

Luglio 19, 2018 Off Di Lucy

Oh, Lady Wendy, diventa la nostra mamma!» «Dovrei?», disse Wendy, illuminandosi di gioia. «È una cosa terribilmente affascinante, ma sono solo una bambina, sapete. Non ho nessuna esperienza». «Non importa», disse Peter, come se fosse l’unico a sapere tutto sull’argomento, quando in realtà era quello che ne sapeva di meno. «Quel che ci occorre è una persona che sia dolcemente materna con noi».”

Le avventure di Peter Pan. Matthew Barrie

Statua di Peter Pan nel parco di Kensington a Londra.

Se non avete mai letto il libro, forse è il momento di farlo: anche se scritto un centinaio di anni fa è bizzarro, ironico e irriverente e farcito di argomenti attuali.

Uno dei temi più trattati è il ruolo della mamma visto da molteplici punti di vista: i bambini sperduti sognano una mamma, Peter non ne vuole parlare ma sotto sotto ne desidera una tanto da convincere Wendy ad andare sull’isola, il cane Nana si occupa dei bambini fino a credere di essere l’unica a poterlo fare.

Ci troviamo in casa Darling, a Londra. Già la situazione iniziale è alquanto singolare visto che i tre bambini hanno una madre che si presenta come adorabile, ma che di fatto non li accudisce e fa fare da bambinaia al cane, che li mette addirittura a dormire e da loro le medicine.

Wendy, che è la figlia più grande, ogni sera racconta la storia della buona notte ai fratelli e Peter Pan, assetato di storie, sta appostato fuori dalla finestra, con l’orecchio teso per poi riportare parola per parola ai bambini sperduti. La mancanza di una madre “adulta” è tangibile ed è accompagnata dal desiderio costante (da parte di tutti) di averne una.

Quando scoprono la presenza di Peter, i tre bambini decidono seguirlo volandosene fuori dalla finestra. La voglia di avventura e di vedere due sirene è decisamente maggiore rispetto al buonsenso, visto che si affidano al 100% a questo personaggio, che a malapena si ricorda di quello che sta facendo.  Insomma, questi tre ingrati piantano in asso i due genitori che rimangono a casa a struggersi dal dolore, fino a fare cose fuori di testa, come andare a dormire nella cuccia del cane.

“Il motivo per cui gli uccelli, a differenza degli esseri umani, sono in grado di volare, risiede nella loro fede incrollabile, perché avere fede vuol dire avere le ali.”

Peter Pan nei giardini di Kensington. Illustrazione di A Rackam

Peter Pan e’ un personaggio al limite dell’irritante. Capitan Uncino, che dovrebbe essere il “cattivo” quantomeno si scervella per dimostrare di conoscere le buone maniere. Certo, non sempre ci riesce ad essere bene educato, ma gli si riconosce un certo impegno. Invece Peter, con la scusa di essere il protagonista indiscusso della storia, pensa che gli sia tutto dovuto e soprattutto pensa di essere legittimato a guardare tutti dall’alto in basso. Pensa principalmente a se stesso, è un ingrato e non dimostra in alcun modo riconoscenza o comunque non sa esprimerla. Soffre di Alzehimer precoce e con questa scusa si dimentica un po’ tutto alla velocità della luce compreso le responsabilità delle sue azioni. In tante occasioni lascia i tre fratelli al loro destino, salvo poi ricordarsene e farsi bello cantando come un gallo. Quando Uncino gli chiede chi è, lui risponde di essere la giovinezza e la gioia. Lui è un uccellino appena uscito dal nido. 

I bambini sperduti dal canto loro desiderano ardentemente una madre amorevole, ma che dia anche delle regole severe e gli rammendi i calzini. Wendy accetta questa richiesta di buon grado, decidendo di dividersi le responsabilità con Peter che si assume il ruolo di padre ma che di fatto non fa nient’altro che continuare a prendere decisioni da capotribù.

La cosa incredibile è che  anche i pirati, grandi e grossi  hanno il desiderio di avere una madre che canti delle canzoni e metta un po’ di ordine nelle loro vite.

Alla fine del libro, dopo giorni di avventure inimmaginabili, e soprattutto dopo la sconfitta dei pirati, i tre protagonisti iniziano a sentire l’esigenza di tornare a casa e convincono tutti i bambini sperduti a seguirli. Peter invece, ostinato, non vuole  avere nulla a che fare con il mondo reale e soprattutto non vuole crescere ed avere responsabilità.

La storia si conclude con Peter Pan che assiste inquieto e un po’ invidioso al ricongiungimento della famiglia Darling, ma che non cede alla voglia di avere una madre vera e torna cocciutamente a vivere la sua vita alla giornata, inseguendo avventure inutili che nemmeno si ricorda.

Wendy, che sembra essere quella con più sale in zucca,  passa tutta la storia a fare da madre adottiva, esternando una prepotente voglia di maternità, poi, però, quando cresce e ha dei figli suoi, si adegua all’etichetta sociale del periodo e si appoggia a una bambinaia per crescerli. Tira fuori la voglia di stare con i figli giusto durante  la sera di riposo settimanale di questa bambinaia, in cui si concede a loro raccontando le avventure che ha vissuto con Peter.

 

Quando Peter si degna di tornare da lei, Wendy è ormai cresciuta e si rifiuta di seguirlo. Come alternativa convince la figlia Jane ad accettare il lavoro da donna delle pulizie al posto della madre senza ovviamente assumersi ulteriori impegni. Peter a quanto pare, ha capito tutto della vita ma a me sembra anche un po’ paraculo.

Forse forse preferisco il ruolo genuino del pirata.

Lucy